Warning: Creating default object from empty value in /home/stille4516new/public_html/wp-content/themes/currents/functions/admin-hooks.php on line 160

Scandali del sesso: Liscia, Gassata o Ferrarelle?, 30 Gennaio, 2014

Mi scuso con i lettori di Repubblica per il mio lungo silenzio. Mi sono spostato da New York a Parigi e trovandomi in un paese nuovo non sapevo cosa scrivere. Per molto tempo mi sono abituato a vedere il mondo da un’angolazione particolare: di uno che si muoveva tra gli Stati Uniti e l’Italia. Aggiungere un altro paese a un blog che si chiamava già “In un altro paese” era complicato. Ma ora mi sto abituando. Dunque, ricominciamo.

Lo scandalo a sfondo sessuale del presidente francese François Hollande merita alcune riflessioni. Mi ha ricordato per certi versi una pubblicità dell’acqua minerale Ferrarelle. Vi ricordate: liscia, gassata…ferrarelle? In questo caso, la liscia sarebbe l’America con il suo moralismo sessuale un po’ noioso; l’Italia con le feste “bunga bunga” sarebbe decisamente gassata; mentre la Francia sarebbe Ferrarelle – una via di mezzo tra il frisson di effervescenza dell’affaire del presidente con l’attrice Julie Gayet e la sobria riservatezza francese con cui Hollande l’ha gestito.

mona lisaA parte gli scherzi, questi scandali – ormai eventi ricorrenti della vita politica in un mondo mediatico sempre più trasparente – hanno un significato più grande se non altro come cartina di tornasole di ogni società. Guardando lo svolgersi dello scandalo Hollande-Gayet qui in Francia la sensazione era, allo stesso tempo, molto familiare ma anche profondamente diversa. Familiare, ormai, è lo scenario del politico preso in flagrante dall’occhio sempre più onnipresente e invasivo dei nostri media. La Francia, in passato, (come l’Italia) ha sempre trattato le avventure sentimentali/sessuali dei suoi dirigenti con la massima discrezione. Tutta la stampa francese sapeva che il presidente François Mitterrand aveva una seconda famiglia, compresa una figlia, ma tutti hanno taciuto fino al 1994, quando costei aveva 20 anni. Ma nascondere ora è molto più difficile: la notizia della storia con Julie Gayet ha girato per mesi su Internet e quindi era quasi inevitabile che venisse fuori. C’erano paparazzi che aspettavano nell’ombra per documentare la storia e Hollande è caduto nella trappola con molta ingenuità cercando di nascondersi con un casco da motorino, come un adolescente. Con la pubblicazione delle foto il resto della stampa francese non ha potuto ignorare la storia, che è circolata subito in tutto il mondo: e quindi pagine e pagine di copertura. Eppure, se il mondo mediatico è cambiato – e impone una certa trasparenza, rendendo pubblico il privato e privato il pubblico – il modo in cui i francesi hanno reagito (Hollande compreso) è stato molto francese. I sondaggi hanno subito rivelato che il 77 percento dei francesi considerano la vicenda puramente privata. E quindi questo atteggiamento culturale ha dominato durante la conferenza stampa di inizio anno, quando Hollande ha dovuto affrontare la questione. La stampa – diversamente da come sarebbe stata la stampa americana in una circostanza analoga – è stata molto guardinga e rispettosa. I giornalisti hanno fatto due domande tutt’altro che dure. E lui è riuscito a scampare con due o tre frasi semplici dicendo: “le cose private devono restare private.” La stampa americana l’avrebbe bombardato di questioni: quante volte è andato in questo appartamento della Gayet? È sempre stato accompagnato dal suo servizio di protezione? Chi è il proprietario dell’appartamento? ecc.

Mi sembra, sulla base degli ultimi scandali di questo tipo, che ci sia una specie di convergenza culturale in atto. Gli europei stanno diventando più americani – abituandosi alla personalizzazione della politica e alla necessità di soddisfare un po’ la curiosità del pubblico e della stampa. Ma, più sottilmente, gli americani si stanno spostando anche loro verso una posizione più europea. Venticinque anni fa, gli americani e gli europei erano, su questo argomento, su due poli opposti. Gli americani sono partiti da una posizione di moralismo rigido e assoluto. Nel 1988, Gary Hart, uno dei candidati democratici più forti per la presidenza, è stato spiato con una giovane donna che non era sua moglie e, sotto un blitz mediatico apocalittico, ha ritirato la sua candidatura: tanto era lo sdegno, tanta era la valanga di pubblicità negativa che era impossibile continuare. Gli americani hanno dovuto diventare un po’ tolleranti con l’arrivo in scena di Bill Clinton: ha ammesso una infedeltà passata durante la campagna elettorale ma ha salvato la situazione con una doppia intervista – con le dovute “scuse” al pubblico e alla moglie che è apparsa con lui, mostrando il suo continuo appoggio. Ma gli Stati Uniti – per lo stupore di paesi europei come l’Italia e la Francia – hanno quasi distrutto il loro governo in un parossismo di moralismo sulla vicenda di Monica Lewinsky. A proprie spese, gli americani hanno dovuto riconoscere che se fosse continuato a ritenere l’adulterio come una caratteristica squalificante per partecipare alla vita pubblica non ci sarebbe rimasto nessuno a guidare il paese. E quindi in anni recenti gli USA hanno abbassato molto la soglia morale: la destra ha perdonato Newt Gringrich, pluridivorziato con vari scandali extraconiugali; la sinistra ha perdonato Anthony Weiner, colpevole di aver mandato delle foto oscene via twitter – finché non ha continuato a farlo dopo il primo episodio, dimostrando di essere non immorale ma squilibrato e inaffidabile. Allo stesso tempo, i francesi hanno modificato un po’ il loro atteggiamento di discrezione totale riconoscendo che talvolta i fatti privati hanno un risvolto pubblico. Nel caso di Mitterrand, il presidente mise sotto controllo i telefoni di circa 100 persone per tenere segreta la notizia della sua seconda famiglia: un mini-(non tanto mini) Watergate francese. Poi, le accuse di stupro e di prostituzione contro Dominque Strauss-Kahn hanno mostrato che la riservatezza può tradursi facilmente in omertà. Nel caso italiano, forse qualcosa è cambiato: una parte della società ha capito che le battute piccanti del Cavaliere sono misogine, ma c’è una parte della società che gira con il prosciutto sugli occhi, pensando che i suoi festini con prostitute – anche pagate da imprenditori ansiosi di aver appalti dallo Stato – siano faccende puramente private.

, , ,

Comments are closed.