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The Return of Berlusconi — end of reform? La Repubblica, July 23, 2014

MERCOLEDÌ, 23 LUGLIO 2014
Pagina 29 – COMMENTI
LA VOGLIA DI ESSERE DIVERSI
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ALEXANDER STILLE

APPENA
arrivata la sentenza di assoluzione, Silvio Berlusconi comincia di nuovo con le vecchie abitudini: domande di grazia, nuove leggi ad personam, eccezioni alle norme per permettergli di ricandidarsi. Avete notato che l’Italia è diventato un paese un po’ diverso da quando Berlusconi è stato costretto dalla sua condanna per frode fiscale a mettersi un po’ da parte? Un paese più vivace, più ottimista? Un paese in un permanente scacco matto — immobilizzato per vent’anni dai mille conflitti d’interessi e dallo strapotere personale di Berlusconi — ha cominciato a muoversi. Renzi è emerso con forza; è riuscito a strappare una serie di accordi da un Berlusconi indebolito. L’ex delfino di Berlusconi, Angelino Alfano, ha trovato il coraggio di sfidare l’ex padrone e di sostenere Renzi. Il quale ha cominciato a dare nuova vita alla politica italiana spingendo una serie di riforme in molte direzioni. Una nuova legge elettorale, riforma della giustizia, dell’amministrazione pubblica, del mondo del lavoro. È riuscito perfino a coinvolgere per la prima volta Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle nel dialogo sulle riforme. L’Italia sembrava finalmente entrare nell’epoca post-berlusconiana. Piaccia o non piaccia Renzi, piacciano o non piacciano le sue proposte di riforma, finalmente si parla dei problemi reali degli italiani. Il gioco politico è diventato di nuovo aperto e una dialettica diversa è ricominciata.
È stato un po’, seppure su una scala molto più piccola, come nel 1989 alla fine della guerra fredda: sono caduti tanti muri, non solo quello di Berlino ma quello dell’apartheid in Sudafrica e in altri Paesi. In Italia, con la mezza caduta di Berlusconi, ha potuto riprendere una vita politica normale. Prendiamo il caso della riforma della giustizia. Tutti sanno che la giustizia italiana funziona male: i processi sono così lunghi da rendere vana la giustizia; i magistrati hanno uno strapotere eccessivo da una parte — potendo tenere in galera gli imputati prima del processo senza aver dimostrato niente — ma poi i condannati in galera non vanno mai. Tra appelli e processi che durano decenni, norme totalmente abnormi sulla prescrizione, gli imputati facoltosi e ben difesi la fanno franca quasi sempre.
Berlusconi, negli anni, ha anche detto alcune cose giuste sui problemi della giustizia: è sbagliato che i magistrati giudicanti e quelli dell’accusa siano membri
dello stesso corpo. Ma la riforma della giustizia non poteva farla un imputato in decine di processi, dove rischiava anni di prigione. Infatti, le poche riforme sulla giustizia che abbiamo visto hanno avuto l’unico effetto di annacquare il codice penale e rendere ancora meno efficiente la giustizia. Come ha commentato saggiamente il boss mafioso Giuseppe Guttadauro: «Berlusconi per risolvere i suoi problemi deve risolvere anche i nostri ». E la “riforma” della giustizia a cui la destra pensava avrebbe avuto l’effetto semplicemente di mettere la magistratura pienamente sotto il controllo politico — almeno quello di Berlusconi.
Nelle proposte iniziali del governo Renzi sulla giustizia c’è invece un insieme sensato di idee che da una parte proteggono i legittimi interessi dell’imputato e dall’altra vorrebbero rendere più veloci i processi e garantire che i veri colpevoli vengano processati. Insomma, si comincia a parlare di soluzioni reali ai problemi di un Paese che ha grande bisogno di riforme.
Ora, questo progresso è a rischio con l’assoluzione di Berlusconi che, prevedibilmente, l’ha interpretato come una conferma della sua fondamentale rettitudine e onestà. La sentenza — le cui motivazioni non conosciamo ancora — ha sem-
plicemente stabilito che i fatti dimostrati al processo non costituiscono reato. Ma non cambia per niente i fatti venuti alla luce sia in questo processo che altrove: un primo ministro che va a letto con le prostitute procurate da imprenditori smaniosi di contratti con lo Stato (Patrizia D’Addario e Gianpaolo Tarantini) che ha interrotto un incontro di Stato per telefonare alla questura di Milano, inventando finte ragioni di Stato (la nipote di Mubarak) per togliere la ragazza dalle pinze della magistratura, per affidarla alla cura di una prostituta brasiliana e di una delle organizzatrici delle feste di Berlusconi (Nicole Minetti). O che affida la giovane alla Minetti — giovane spogliarellista alle feste senza alcuna formazione politica — il posto di consigliere regionale della Lombardia. Dunque i fatti restano dei fatti e, al minimo, rappresentano un pericoloso abuso di potere.
I cittadini italiani hanno capito che qualcosa ha cominciato a cambiare in meglio nelle ultime elezioni europee — premiando il partito di Renzi con un voto storico e portando il partito di Berlusconi a un livello molto basso. È indicativo che una delle prime risposte all’assoluzione di Berlusconi sia stato l’annuncio del Movimento Cinque Stelle di ritirare la discussione sulle riforme. Sarebbe un peccato perché il contributo dei grillini è potenzialmente positivo per reintrodurre l’elemento della scelta degli elettori nelle liste elettorali. È uno dei tanti elementi di una nuova realtà importante: la dialettica politica, tra destra, sinistra e centro, può portare a miglioramenti significativi. Speriamo che Grillo e compagnia ci ripensino. Berlusconi ridiventerà prepotente solo se gli italiani gli permetteranno di diventarlo. Non diamo un potere smisurato a Berlusconi. Non lo merita. Che l’Italia tiri dritta sulla strada delle riforme.
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